“Ogni volta che due persone si incontrano, ci sono sei persone presenti: come ogni persona vede se stessa, come una persona vede l’altra e ogni persona come realmente è.”
William James
Se partiamo dalla premessa che l’essere umano è dotato di una natura relazionale, possiamo facilmente comprendere che il setting di gruppo possiede una specifica valenza terapeutica, determinato dal fatto stesso che la persona viene inserita all’interno di una rete di relazioni. Il gruppo offre la possibilità di avere molteplici occhi attraverso cui specchiarsi e in cui riconoscersi, rimandando a propria volta l’immagine riflessa dell’altro. Esso rappresenta, quindi, uno spazio di riflessione, pensiero, condivisione e opportunità di crescita e cambiamento, a volte con ritmi più veloci di quelli individuali. Il gruppo terapeutico ha un obiettivo ben preciso, e diventa un luogo protetto in cui l’espressione e la condivisione delle emozioni avviene in modo sicuro. A questo proposito è importante che ci siano regole ben precise, che definiscano il contesto e il funzionamento del gruppo (puntualità, regolarità nella presenza, riservatezza, astensione del giudizio). L’aspetto principale è che il gruppo diventi uno spazio di relazioni in cui la persona abbia la possibilità di riprendere in mano le redini della propria vita, ripristinando il flusso progettuale, spesso bloccato in dinamiche relazionali stagnanti, che ostacolano l’evoluzione e il cambiamento. Spesso la persona si ritrova a rivestire ruoli non più funzionali alla propria crescita, come se gli abiti indossati finora fossero diventati “scomodi” e “stretti”. Il gruppo diventa acceleratore del cambiamento, grazie alla conferma e al supporto dei membri del gruppo la persona potrà sperimentare nuove modalità relazionali e una sicurezza maggiore, trovando un nuovo “equilibrio”.